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Giovanni Lo Storto: “Da noi studenti cercano l’eccellenza e una prospettiva”

L’appello del direttore della Luiss Giovanni Lo Storto: innovazione, investimento, contaminazione

Giovanni Lo Storto è direttore generale della università privata Luiss di Roma. Direttore, che idea ha degli studenti abruzzesi? E perché secondo lei tendono ad emigrare in università di altre regioni?

«Parliamo di ragazzi preparati e determinati, con molta voglia di fare. Credo che la loro “emigrazione” nasca non solo dalla ricerca di un’offerta formativa d’eccellenza, ma anche dal desiderio di confrontarsi all’interno di grandi contesti urbani. Questo non va però a recidere il legame con la propria terra».

Quanti studenti abruzzesi sono iscritti alla Luiss? E in quali facoltà?

«Gli abruzzesi alla Luiss sfiorano ormai da diversi anni il 5% della nostra popolazione studentesca. Per intendersi, sono poco meno di 400 (370 all’ultimo dato disponibile, 2012-13) su un totale di 7750. Rispetto alla media, dall’ Abruzzo molti studenti scelgono Giurisprudenza (+6% circa), ma in generale è una regione abbastanza in linea con le tendenze esistenti. La maggior parte delle domande d’ammissione per l’anno accademico 2013-14 sono giunte per il 34,5% dalla provincia dell’Aquila, per il 26% sia da Chieti che da Teramo e per il 13,5% dalla provincia di Pescara».

Ricorda qualche esempio virtuoso?

«Gli esempi virtuosi sono molti, ne cito uno che davvero vale per tutti: Federico Ronca, classe 1990, di Silvi Marina, che è stato eletto l’anno scorso rappresentante degli studenti al Consiglio di amministrazione della Luiss. Un ragazzo umile, curioso, volitivo, e che sa fare squadra. Come tanti suoi colleghi che studiano da noi».

Giovanni Lo Storto, perché esiste ancora il divario tra Nord e Sud-Centro del Paese, in termini di formazione prima e di retribuzione poi, dei laureati?

«Le rispondo con i dati dell’ultimo rapporto Almalaurea: a parità di condizioni di partenza, chi si laurea al Sud ha circa il 30% di possibilità in meno di lavorare o di frequentare uno stage pagato, a tre anni dal titolo, di chi si laurea al Nord e percepisce anche il 15% in meno. Sono percentuali enormi e non ci basta sapere che questa forbice tende a ridursi col passare del tempo. I problemi del Mezzogiorno sono quelli storici, strutturali, e ben noti. Il mercato del lavoro offre poche opportunità e un punto chiave è ia mancanza delie condizioni per trattenere le aziende sul territorio. Servono infrastrutture: strade e ferrovie, ma anche banda larga. Ciononostante la voglia di fare e di intraprendere nel Mezzogiorno è alta. Stanno nascendo molte star-tup tecnologiche, e in molte regioni del Mezzogiorno quasi il 60% delle nuove srl semplificate sono fondate da under 35. Il Centro-Sud ha energie e talenti che vanno liberati».

Che cosa chiedono e che cosa cercano sia i laureati, sia le aziende ?

«In questo momento il mondo dell’università e quello del lavoro sono drammaticamente distanti. Per riavvicinarli, dobbiamo lavorare per costruire possibilità di contaminazione tra questi due mondi, che qui in Luiss è per noi una parola importante, e che nei passaggi più formali definiamo alternanza scuola-lavoro. Oltre alle competenze accademiche, i ragazzi possono così sviluppare flessibilità, competenze trasversali, soft skills, capacità di adattamento: tutte qualità che le aziende oggi cercano, fondamentali per affermarsi in un mercato che cambia così rapidamente come quello odierno».

FONTE: Il Centro
AUTORE: Andrea Mori

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