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Gianpietro Benedetti, lavoro e crisi: “anche il 2013 sarà in salita”

Il Presidente del Gruppo Danieli, Gianpietro Benedetti, fa il punto della situazione economica e politica italiana

La crisi non accenna a rallentare, anzi, ma il Gruppo Danieli continua a correre. Il passo è leggermente inferiore, però resta da campione: 77,5 milioni di utile nel primo trimestre (-20%), ricavi per 1.295,3 milioni (-15), Mol ed Ebit in crescita del 9% e 14%.

Presidente Gianpietro Benedetti, cosa si aspetta dal punto di vista economico generale per i prossimi due anni?

"Il 2013 sarà un anno in leggero calo rispetto al 2012. Questo per l’Italia e, credo, anche per il Friuli Venezia Giulia. L’occupazione peggiorerà probabilmente di un punto. Così sarà anche nel 2014, per attestarsi su una media nazionale del 13-14% (contro il 6% dei periodi buoni). Queste ad oggi sono le previsioni che prevalgono".

E per il Gruppo Danieli?

"Va distinta l’attività di ingegneria e costruzione impianti per la siderurgia della fabbricazione di acciaio in Abs. Per la prima, prevediamo un 2012/13 in linea con le previsioni ed un 2013/14 allo stesso livello o, al massimo, con un calo che oscilla tra il 5 e il 10%. In Abs, invece, probabilmente chiuderemo il 2012/13 con un calo del 25-30% e riteniamo si possa recuperare un 5 -10% tra il 2013/14. In sintesi, mantenimento per la Danieli ingegneria-officine meccaniche, in quanto operiamo sui mercati internazionali, ed un calo del 15-25% per l’Abs che opera in Italia ed Europa".

Una situazione che inciderà sul numero dei dipendenti?

"L’organico di Gruppo (10.500 persone), rimarrà pressoché invariato".

A che punto è la questione elettrodotto e che idea si è fatto?

"Riteniamo che l’elettrodotto si farà. Certo l’iter è piuttosto lungo (6 anni, se ricordo bene), nel mentre ci si deve ingegnare, finché si può, a sopravvivere. Ci si renderà conto dell’importanza del manufatturiero prima o dopo, speriamo non troppo tardi. Come sappiamo, l’elettrodotto serve in regione per ridurre le perdite della linea in seguito all’aumento del voltaggio e quindi diminuzione degli ampère, linee elettriche più corte ed auspicabilmente minor costo del Kw. Per l’Abs la linea elettrica è indispensabile perché quella esistente è satura e non consente di installare nuovi impianti. I nuovi impianti servono per ampliare la gamma di prodotti e quindi recuperare volumi ed elevarsi in qualità. Se ciò non sarà possibile, dovremo reingenierizzare l’Abs, tenendo conto che nella media dei prossimi anni l’utilizzo impianti sarà inferiore del 30-35% della loro capacità nominale".

Gianpietro Benedetti, cosa ci manca per essere competitivi, ma soprattutto perché (visto che da decenni si parla delle stesse cose: tasse, burocrazia, infrastrutture) sembra impossibile trovare una soluzione?

"Il perché non siamo competitivi è noto: sistema chiuso che va liberalizzato, costo della struttura amministrativa e politica elevato, sperperi, spese irrazionali, con i maggiori costi che non si traducono in efficienza, ma in burocrazia. Non si riconosce il merito, si complica e squalifica la scuola efficiente e quant’altro lo sia, non si semplifica il sistema fiscale. Il costo dell’energia è elevato e spesso la logistica carente. Per evitare il tracollo, negli ultimi 2 anni, si è rimediato alla scarsa competitività ed ai debiti aumentando le tasse ad imprese e famiglie (cuneo fiscale sugli stipendi)".

A questo si aggiunga il costo del lavoro…

"La scarsa flessibilità che governa i rapporti di lavoro non aiuta. Le nuove leggi li hanno ulteriormente complicati. E ciò frena l’assunzione di nuovo personale ed in particolare l’assunzione dei giovani. Così come credo sia chiaro a tutti che, se le spese non saranno riqualificate e ridotte, non ci saranno risorse per rilanciare l’economia senza aumentare il debito e le tasse. Tasse che non potranno essere ridotte, anzi, aumenteranno ancora riducendo i servizi".

Ma come si diceva tutte cose risapute che non sembrano trovare risposta.

"Purtroppo il Parlamento non riesce ad approvare o, se lo fa, lo fa in tempi biblici e spesso, nella versione finale, con leggi inefficaci perché corrette più volte. Forse ha ragione Piero Ostellino (editorialista del Corriere, ndr) che in un recente articolo ha affermato che il sistema Italia imploderà come quello sovietico".

Cosa dice che condivide?

"Il concetto che esprime è il seguente: è evidente a tutti che siamo in decadenza e che negli ultimi 20 anni siamo il Paese che è cresciuto economicamente di meno. Oltre ad enunciare e disquisire, nessuno (industriali, sindacati, politica, amministrazione, informazione, giustizia, cittadini) è disposto a rilanciare con le riforme e leggi adeguate per invertire il trend. Probabilmente troppi dovrebbero riconoscere che il sistema, così com’è, non funziona e quindi autocertificare il fallimento, o probabilmente perché non conviene perdere privilegi di posizione e non di risultato che molti hanno. Ostellino sottolinea che Gorbaciov ha tentato di liberalizzare un po’ l’Unione Sovietica per invertire il trend decadente, di certo non per distruggerla, ma toccando il meccanismo, il sistema è esploso. Conclude che lo stesso potrebbe accadere in Italia. E, se il sistema non sarà aggiornato radicalmente, la probabilità che ciò si avveri è elevata".

I numeri (pil e disoccupazione) in effetti non ci aiutano.

"Direi che non lasciano grande spazio all’immaginazione o alla retorica: disoccupazione 11,7% (la più elevata dal 1998), Pmi in calo a 45,8, Pil 2012 a meno 2,4%, con un rapporto debito-Pil del 127%, il 6% in più rispetto al 2011. Quindi per concludere direi che si sa bene cosa serve, ma va fatto per limitare a 3-4 anni il momento di stagnazione".

Gianpietro Benedetti, crede si possa fare la fine della Grecia?

"Ritengo questo scenario improbabile, ma il pericolo c’è. Sono fiducioso che non si arrivi all’irresponsabilità di non fare quanto serve. Se serve convincerci che siamo in una situazione critica, basta considerare che dei nostri 2.000 miliardi di debito, 1.200 sono in mano a fondi stranieri. Molti sono fondi pensione che hanno un limite al rischio. Se ritengono che ci sia rischio di non essere pagati, alcuni se ne andranno, altri chiederanno più interessi (spread) che noi non possiamo permetterci, pena tirare ancor di più la cinghia. Dobbiamo mantenere la fiducia dei mercati che abbiamo conquistato nell’ultimo anno. Se il nuovo Governo non farà le riforme e non rispetterà gli accordi firmati dall’Italia ed avvallati dal Parlamento (norme europee sul bilancio, la norma costituzionale per il pareggio del bilancio), saranno guai. Dovremo ricorrere agli aiuti europei (nemmeno la Spagna lo ha fatto, anzi, ora pare abbia un trend migliore del nostro) e ci troveremo vicini alla Grecia, con un ulteriore aumento dell’indice di povertà, difficoltà a sostenere i servizi sociali, pensioni e tutto quello che ne consegue".

Cosa ne pensa di questa tornata elettorale e della situazione di stallo del Governo.

"Sinceramente, come i più (almeno credo) auspicavo un Governo stabile; per me non particolarmente importante se di centrodestra o centrosinistra, ma stabile, anche perché sulle tematiche importanti si sarebbero differenziati comunque di poco, non essendoci molte alternative. Ha prevalso, invece, un voto di protesta che da un lato implica molte incertezze, dall’altro potrebbe essere la spinta definitiva ad innovare la politica-amministrazione. Di positivo c’è il fatto che tutti i partiti hanno aumentato il numero di giovani e di donne nei loro schieramenti, cosa che darà senz’altro (anche se tra alti e bassi) effetti positivi nel medio termine. Ciò premesso, non ci rimane che fare affidamento sull’equilibrio ed alto senso di responsabilità del Presidente Napolitano per risolvere l’intricata situazione. Stiamo a vedere, incrociando nel mentre le dita".

Le leggo una sola proposta dei grillini: stop alla Tav, stop alla terza corsia…

"Viaggiare ad alta velocità, confortevolmente, a costi ragionevoli, così come viaggiare in sicurezza in autostrada e collegarsi all’Europa adeguatamente penso abbia il consenso da parte di tutti. Il progresso sostenibile alla fine non si ferma e se ci confrontiamo con i romani, in tema di strade e porti, la Tav e la terza corsia ci stanno. Anzi, ci vorrebbe qualcosa in più per non dover ammettere che siamo rimasti indietro. Ci attendono settimane molto delicate che potranno influire pesantemente sul futuro del Paese. Nel mentre speriamo che Mario Draghi riesca a mediare il tema cambio-dollaro (che per l’Italia varrebbe 1,19, per la Germania 1,35-1,40): se si decidesse per 1’1,25-1,30, questo aiuterebbe non poco l’export italiano".

FONTE: Corriere del Veneto
AUTORE: Renato D’Argenio

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