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Auro Palomba: “Così l’Aem andrà in Borsa”

Lo scandalo delle tangenti ha sconvolto la città. Il sindaco Borghini ha dato un ordine: privatizzare. E una squadra di quattro tecnici guidata da Marco Vitale si è occupata di analizzare le aziende comunali per capire cosa fare. E subito, agli occhi di questo mini team, è balzata agli occhi l’Azienda Energetica Municipale. Un bilancio in “nero” (900 miliardi di fatturato nel ’91, 113 di utile), una delle poche non coinvolte nello scandalo. – La decisione è stata pronta: collocamento parziale (forse il 60%, circa 900 miliardi) sul mercato azionario. Ne parliamo con Augusto Scacchi, da dieci anni direttore generale dell’a-azienda. Scopriremo che i piani della Aem guardano lontano, fino a immaginare una concorrenza con l’Enel a livello nazionale.

Ingegner Scacchi. Il passaggio dal pubblico al privato non la spaventa. Come vede l’ingresso in Borsa?
«Spaventato? Tutt’altro. Anzi, è uno stimolo per gestire sempre meglio questa azienda, che già è guidata con criteri privatistici. Ma la Borsa non è una scelta ideologica. È una decisione che nasce da tre ordini di ragioni: necessità, convenienza e opportunità. Mi spiego meglio. Necessità perché nel settore energetico ogni 10-15 anni – sogna ricostruire le basi produttive per far fronte agli aumentati consumi. Il prossimo ciclo si presenta diverso per due motivi: la tutela dell’ambiente e il risparmio energetico. Servono duemila miliardi nei prossimi cinque anni. Ok? corre capitalizzare l’azienda, che non si deve indebitare, e il Comune, nostro proprietario unico, non è in grado di farvi fronte. Da qui l’esigenza di trasformare l’azienda in una Spa per trovare sul mercato capitale di rischio».

Veniamo alle altre due ragioni, convenienza e opportunità. In che senso?

«La Spa è vissuta dall’azienda come uno strumento per liberare le proprie capacità imprenditoriali, aprire nuovi mercati a più alto valore aggiunto per espandere i ricavi. Due esempi: il mercato del “post-contatore”, ovvero dare servizi aggiuntivi all’utente, come la manutenzione o il controllo automatico della temperatura. Per fare questo bisogna però uscire dal territorio milanese e avere dei partner. Per quanto riguarda l’opportunità, tornando al di-scorso iniziale, mi spiegherò con uno slogan: il paese sente la necessità che i partiti facciano un passo indietro dagli enti economici».

Che tipo di privatizzazione vede E i tempi della quotazione?

«Sul modello inglese, con una public company, ovvero un azionariato diffuso che può coinvolgere gli utenti e i dipendenti. E poi con qualche partner industriale, italiano o estero, in mercati specifici. Infine rimarrà il Comune con una quota immagino inferiore al 50%o tutto ciò che sta a valle del contatore e quello della “domotica”, l’automazione nella casa. Vogliamo dare servizi aggiuntivi all’utente, conte la manutenzione o il controllo automatico della temperatura. Per fare questo bisogna però uscire dal territorio milanese e avere dei partner. Per quanto riguarda l’opportunità, tornando al discorso iniziale, mi spiegherò con uno slogan: il paese sente la necessità che i partiti facciano un passo indietro dagli enti economici».

Che tipo di privatizzazione vede e quali i tempi della quotazione?

«Sul modello inglese, con una public company, ovvero un azionariato diffuso che può coinvolgere gli utenti e i dipendenti. E poi con qualche partner industriale, italiano o estero, in mercati specifici. Infine rimarrà il Comune con una quota immagino inferiore al 50%. Per quanto riguarda la Borsa, cl vorranno sei mesi dal “via libera”». Il vostro plano di espansione territoriale rischia di scontrarsi con l’Enel. Come sono i vostri rapporti con l’ente nazionale? «Estremamente positivi. Abbiamo un confronto aperto di consultazione e scambio di idee per trovare un assetto d’equilibrio che tenga conto che sia noi che loro ci stiamo trasformando per diventare Spa vere. Noi siamo felici di metterci in concorrenza con loro in tutta Italia. Alla fine ci guadagnerà il cittadino. Noi abbiamo inoltre il grande vantaggio di operare in vettori che si integrano, energia elettrica, gas, calore. E ora il Comune sembra intenzionato ad affidarci anche l’acquedotto».
Ingegner Scacchi, lei è di partenza per l’Argentina, dove l’Aem sta concorrendo alla privatizzazione del gas. Un bel progetto…«Siamo felici perché ci hanno cercati in molti.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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